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Vita da Expat

Il covid e la riapertura delle scuole in USA: la testimonianza di Federica

Il Covid non ha bloccato la riapertura delle scuole in USA, Paese che da sempre, rispetto a noi, anticipa l’inizio dell’anno scolastico di qualche settimana. Anche oltreoceano la questione è stata parecchio controversa: addirittura nel distretto scolastico J.O. Combs, in Arizona, quasi la metà degli insegnanti, per paura di rientrare in aula, ha chiesto dei giorni di permesso. Una scelta che ha inevitabilmente determinato il rinvio dell’apertura di alcuni istituti.

Insomma, dalle notizie sui giornali possiamo cogliere che gli insegnanti degli Stati Uniti non si sentono tutelati e la cosa non mi stupisce, se penso che oltreoceano si tende a proteggere di meno i lavoratori.

Non mi piace, però, fare di tutta l’erba un fascio. Gli Stati Uniti sono un Paese molto esteso da un punto di vista geografico e di conseguenza molto complesso e diversificato. Per questo motivo, anche quando si parla della riapertura delle scuole in USA all’epoca del covid, è importante non generalizzare.

Non solo, ritengo sia giusto dare la parola a chi si trova là e sta vivendo personalmente questa situazione. Fortunatamente durante la mia esperienza negli Stati Uniti ho conosciuto diverse mamme italiane. E allora, chi meglio di loro può descriverci quello che sta succedendo?

La gentilissima Federica (la trovate su Instagram cliccando qui), che nel 2017 è volata con la sua famiglia dal nostro Bel Paese in South Carolina, in questa intervista ci racconta la sua esperienza.

Cosa vi ha portato negli Stati Uniti?

Siamo arrivati in South Carolina circa tre anni e mezzo fa, quando mio marito ha ricevuto una proposta di trasferimento che abbiamo voluto cogliere al volo. Siamo partiti felici di farlo, con due bambini molto piccoli e la consapevolezza che ci sarebbero voluti pazienza e dedizione. Vivere lontano dagli affetti e dalle sicurezze che l’ambiente in cui sei nato e cresciuto ti regala è un’esperienza immensamente gratificante, ma anche faticosa. Gli americani sono un popolo ospitale e stravagante. Hanno un punto di vista etnocentrico e un senso di appartenenza radicato. Per capirli non si può prescindere dalla loro geografia, dalla loro politica e dalla loro storia. Pensiamo, ad esempio, al ruolo che la diversa percezione tra Democratici e Repubblicani dell’attuale pandemia ha avuto nella gestione di questa crisi.

Proprio a tal proposito: come ha gestito l’emergenza Covid il South Carolina?

Il South Carolina è uno Stato trumpista, ed è stato più “lento” nell’imporre restrizioni ai proprio cittadini. Le scuole hanno chiuso a marzo, così come le attività non ritenute essenziali, ma non c’è mai stata un’ordinanza che ci obbligasse a restare a casa. Solo una raccomandazione ad evitare le uscite che non fossero considerate veramente necessarie. Gli americani che ho ascoltato e letto hanno opinioni molto diverse sull’argomento. Alcuni considerano il Covid alla pari di una influenza (il che significa che dobbiamo imparare a conviverci, senza cedere alla paura e senza rinunciare alla nostra libertà, che per gli americani è un diritto inalienabile), altri abbracciano teorie complottiste -più o meno esilaranti- e altri, infine, ne sono sinceramente spaventati.

E per quanto riguarda la riapertura delle scuole ora, che i casi di Covid sono ancora alti? Cosa dicono dalle tue parti?

È stato l’argomento più dibattuto in queste ultime settimane. Ci si chiedeva se fosse sicuro riaprirle e a che condizioni. Prendere una posizione univoca su questo tema è difficile, perché ci sono tanti elementi da considerare, anche emotivi. È giusto che si parli di misure restrittive nelle scuole quando ogni altro aspetto della nostra vita sembra essere tornato alla “normalità”? È giusto che scuole pubbliche e private seguano percorsi differenti?

La scuola dei miei figli, ad esempio, è privata e può offrire cinque giorni di attività scolastica su cinque; gli studenti delle scuole pubbliche della mia contea possono invece frequentare solo due volte alla settimana. Gli altri giorni si fa e-learning, o virtual-learning se le famiglie hanno deciso di svolgere tutto l’anno nella modalità virtuale.

In altre contee si frequenta una sola volta a settimana. Ci sono classi di soli quattro bambini, che indossano la mascherina tutto il tempo, mangiano in classe, non fanno attività fisica, accedono a turno alla ricreazione e non hanno accesso ai playground.

Molti si chiedono se sia giusto offrire agli studenti, soprattutto a quelli del primo anno, un’esperienza scolastica come questa. Altri si domandano come organizzare il lavoro con i figli a casa. Qui, normalmente entrambi i genitori hanno bisogno di lavorare. E diciamocelo francamente, lavorare da casa e seguire i propri figli mentre apprendono a distanza non è facile come dicono. Ci sono bambini per i quali l’ambiente scolastico è più sano e sicuro di quello domestico. E potrei continuare all’infinito. Onestamente è difficile rispondere. Quello che funziona per una famiglia potrebbe non funzionare per un’altra. Ogni scelta va adattata ad un contesto specifico, e soprattutto non andrebbe giudicata.

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Avete scelto di far rientrare i bambini a scuola?

La scelta di far tornare i bimbi a scuola ci è costata notti insonni, disamine infinite e lunghe conversazioni. Sebbene in America sia possibile scegliere di educare i figli in casa, non è un’opzione che abbiamo mai preso veramente in considerazione. Se fossimo stati in Italia, avremmo forse valutato l’homeschooling più seriamente, ma insegnare ai nostri figli in una lingua che non è la nostra lingua madre non ci è sembrato alla nostra portata. Per quanto io mi senta affine all’insegnamento e per quanti sforzi possa fare -e credetemi, ne faccio davvero molti- il mio accento non sarà mai paragonabile a quello di un americano e le mie conoscenze del materiale didattico non saranno mai veramente esaustive. Per queste ed altri ragioni la scuola tradizionale ci è sembrata l’opzione che rispondesse meglio ai nostri bisogni. Tuttavia, molte famiglie (circa il 10% di quelle che fanno parte della mia contea) hanno scelto l’opzione homeschooling, almeno per questo anno.

Quali sono le precauzioni messe in atto dal vostro istituto scolastico?

I miei figli hanno quattro e cinque anni. Il più grande inizia quest’anno la cosiddetta scuola dell’obbligo che qui si chiama K5 ed è una sorta di primina. Frequentano una piccola scuola montessoriana, a classi verticali, con pochi bambini e un’ampia porzione di bosco, dove trascorrono gran parte del tempo. Per l’età non indossano la mascherina e visto che mia figlia porta gli occhiali non posso dire mi dispiaccia (occhiali e mascherina non sono facili da gestire per una bambina di quattro anni). Nell’eventualità di un test positivo ci sarà la quarantena obbligatoria che durerà fino a settantadue ore dalla scomparsa dei sintomi. In teoria sembra tutto controllato e gestibile; vedremo nella pratica.

Come stai vivendo emotivamente il loro rientro?

Non posso negare di avere sentimenti conflittuali rispetto al loro ritorno a scuola. Vorrei assicurargli l’educazione didattica che ci si aspetta, la compagnia dei loro amici, la spensieratezza che la loro età merita. E, in più, vorrei fare tutto questo senza rischi. Vorrei che qualcuno mi assicurasse, nero su bianco, che mandandoli a scuola “andrà tutto bene”. O che tenendoli a casa “andrà tutto bene”. Credo che per noi, espatriati, ci sia un elemento ulteriore da considerare. Siamo soli, non abbiamo famiglia, stretta o allargata né amici di lunga data su cui fare affidamento. È un tipo di solitudine che è difficile capire se non la si sperimenta. La scuola è un luogo di aggregazione importante: è lì che i miei figli hanno trovato i loro migliori amici. È lì, tra i genitori, che ho trovato i miei.

Questa è una situazione delicata, senza precedenti. Non ho consigli da dare, né da chiedere. Ho capito, però, che dovrò vivere a lungo con questo mix di sentimenti contrastanti, in uno stato di allerta perenne. Ma vale la pena farlo con un’attitudine positiva, concentrandosi su ciò che di buono c’è e godendone. Incoraggiandoci a vicenda per le scelte, anche differenti, che prenderemo. Nella vita c’è così tanto per cui sorridere! Sempre, anche al tempo del Covid.

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E io non posso fare altro che dare ragione a Federica. In tempi come questi abbiamo tutte le ragioni per essere spaventati e preoccupati, ma purtroppo questo stato di costante paura non ha il potere di cambiare le cose.

Avete altre domande riguardo la riapertura delle scuole in Usa all’epoca del Covid? O voi stesse vivete in America e volete aggiungere qualcosa in merito alla vostra esperienza?

Vi aspetto nei commenti!

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