lettera d'amore a Brescia
Pensieri Liberi

Lettera d’amore a Brescia

Amici, questa è una lettera d’amore a Brescia e alla sua gente.
Ve la scrivo da lontano, mentre vi guardo combattere e stare uniti. Voglio dirvi che non importano i chilometri e l’oceano che ci divide.
Io, da bresciana, sono lì con voi.

Brescia dall'alto


Cara Brescia, ricordo quanto ti odiavo, ai tempi dell’università, quando ti vivevo negli inverni pieni di umidità e nebbia.

“È grigia, mi deprime” dicevo a tutti.

Quanto mutano le consapevolezze quando cambi città, nazione, o come nel mio caso, persino continente.

Ho avuto bisogno di allontanarmi da te per vederti in tutto il tuo splendore.

E ora, che ti osservo attraverso i titoli di giornale, i post sui social e gli occhi dei miei cari che si fanno forza, ti vedo diversa, come non ti ho mai vista.

Mentre combatti la tua battaglia contro questo maledetto virus, vedo in te i colori di un arcobaleno dopo la tempesta, sebbene quest’ultima debba ancora passare.

Ma si sa, siamo gente strana noi bresciani.

All’apparenza sempre schivi e sulle nostre. Restii alle teatralità, alle emozioni urlate per strada e alla passionalità travolgente.

Con quel nostro accento timido ma marcato, sembriamo quel secchione della classe che sgobba sui libri tutto il tempo e vuole passare inosservato.

Teniamo le distanze, come se gli abbracci lunghi più di tre secondi fossero qualcosa a cui, proprio, non riusciamo ad abituarci. Come se il troppo affetto non fosse cosa per noi, gente del nord, che non si perde nei sentimentalismi.

Poi, però, nonostante il cuore di ghiaccio e la riluttanza alla sdolcinatezza ci salutiamo in un modo tutto nostro: con tre baci.

Non due, come fa il resto d’Italia.

Tre.

Quasi come se, con quel bacio in più, provassimo a sostituire tutte le parole che non siamo in grado di esprimere ad alta voce.

Eh sì, cara Brescia, la verità è che sei stata proprio te, con la tua storia di resilienza e libertà, ad avermi cresciuta così: a polenta e concretezza.

Nella tua provincia estesa, fatta soprattutto di paesini minuscoli dove tutti sanno tutto di tutti, si intrecciano le storie della tua gente: operai e imprenditori, contadini e casari. Così diversi, eppure così simili, impegnati insieme in una corsa senza sosta all’efficienza.

villa a Calvisano Brescia


Non è un caso, in effetti, che il ricordo più bello della mia infanzia non siano le vacanze al mare, ma il profumo della pasta lavamani che usava mio padre, ad ogni rientro da lavoro.

Nei pomeriggi d’estate, mentre guardavo il nonno vangare l’orto e fare altri mille lavoretti, respiravo, inconsapevole, la produttività, un valore costante tra la gente della mia terra.

Mi rendo conto solo ora che le sue mani rugose, intente a tastare i pomodori e a innaffiare l’insalata, erano il simbolo di gente che non sapeva fermarsi.

E allora, Brescia mia, non fermarti, non farlo ora.

Siamo a più di 11 milioni di euro raccolti con il progetto #aiutiAMObrescia.

So che cresceranno ancora, perché siamo noi, i bresciani che non si fermano. Medici, infermieri, personale sanitario. Ma anche imprenditori, commessi, volontari e gente comune. Tutti arruolati in questa orribile battaglia contro lo stesso nemico.

Eccoli qui, i frutti della nostra operosità.

vicoli di Brescia


Le parole d’amore che non sappiamo urlarci nei vicoli del Carmine le abbiamo fatte diventare un numero. Un numero enorme.

Undici milioni. Un valore inaspettato, che ci rende increduli e ci dona la speranza.

So che non esiste parola o numero che abbia davvero un valore per chi, in questa guerra, ha perso un pezzo di amore.

Cara Leonessa d’Italia, so anche che per te non c’è tempo per cantare dai balconi o preparare torte al cioccolato, ma per favore continua a ruggire e a combattere. Perché è così che sono abituata a vederti: con la resilienza nel sangue e la fronte corrugata, mentre sei intenta in qualcosa di magnifico.

Guarirai dalle ferite e porterai alla tua gente consapevolezze nuove.

I “potà” torneranno a riempire le piazze, insieme al tintinnio dei bicchieri carichi di pirlo che alleggeriranno le anime di chi ha sofferto, ma deve ricominciare.

Ci sarà tempo per le parole mai dette che impareremo a dire, per gli abbracci lunghi da cui persino noi, gli schivi bresciani, non vorremo più svincolarci.

Nella mia vita ho voluto provare ad essere cittadina del mondo, ma oggi il mio cuore è solo tuo, Brescia.

Brescia che piangi, in silenzio, ancora una volta.

Brescia che soffri, Brescia che tremi.

Oggi io sono Brescia. E non importa il fuso orario o la lingua che parlo.

Anzi, chiederò agli amici francesi, americani, spagnoli, messicani di essere te.

Mentre racconto al popolo del Midwest americano di quanto forte sia la mia terra e la mia gente, fammi una promessa.

Resta immensa, anche se spezzata; resta forte, anche se ferita e per una volta, non essere timida: dona a tutta Italia il tuo maestoso ruggito.

8 Comments

      • Valentina

        Proprio oggi pensavo, chissà dopo questa esperienza quanti expat torneranno in Italia?! Questo virus ci sta unendo ancora di più non solo tra umani ma anche alla nostra terra!!!
        (Valentina bresciana❤️ a Madrid)

        • info@theamericancoffee.it

          Ciao Valentina,
          hai proprio ragione. Ho sempre amato la mia terra, ma ora, come non mai, sento un legame viscerale assurdo. Ci saranno tanti difetti nel nostro Belpaese, ma in questo momento imprevedibile, drammatico e duro abbiamo dato prova che una cosa all’Italia non manca: ed è l’umanità.
          Un abbraccio a te e alla Spagna <3

  • Stefy

    Non potevi fare descrizione migliore della nostra città e di noi bresciani… Torneremo più forti di prima… #IosonoBrescia

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