michelle-obama-libro-ispirazione
Cultura & Società,  Cultura & Società Statunitense

Coltivare l’empatia: il messaggio di Michelle Obama agli Americani

Si è a lungo parlato del discorso di Michelle Obama tenutosi lunedì sera, in occasione della Convention Nazionale Democratica. Stiamo parlando di un momento che passerà alla storia, in quanto si tratta della prima volta in cui una ex first lady attacca il Presidente in carica. Non è questa, però, la questione su cui voglio riflettere oggi, in questo articolo. Credo che valga la pena concentrare l’attenzione su altro, e con questo intendo la grazia con cui si è fatta portatrice di un messaggio potente e al contempo delicato. Buca lo schermo con i suoi occhi neri e la voce di chi parla perché sa quello dice. Ha una richiesta davvero semplice. E se non conoscessi il suo Paese oserei dire persino scontata.
Coltivare l’empatia: Michelle Obama è diretta e maledettamente pratica nell’invito che fa al suo popolo.

In questo momento” afferma “i ragazzi di questo Paese stanno vedendo cosa succede quando smettiamo di pretendere l’empatia gli uni dagli altri. Vedono gente che urla nei supermercati dichiarando di non voler indossare una mascherina che garantirebbe a tutti maggiore sicurezza. Vedono persone chiamare la polizia contro un uomo che si fa gli affari propri, solo per il colore della sua pelle”.

Questi sono solo alcuni degli esempi a cui la ex first lady ricorre per argomentare quello che sostiene essere il problema degli Stati Uniti oggi: una presidenza in cui il caos, la divisione e la totale assenza di empatia predominano su leadership e stabilità.

Ma cos’è l’empatia per Michelle Obama?

L’abilità di mettersi nei panni dell’altro, il riconoscimento che anche l’esperienza degli altri ha valore.”

Ditemi: solo io trovo meravigliosamente coraggiosa la scelta di trattare questo tema con uno dei popoli più individualisti del pianeta?

Già, perché l’americano medio, in linea di massima, pensa per sé, degli altri non ne vuole sapere. Se tizio X è un tossico è perché non ha avuto il coraggio di reagire agli ostacoli della vita; se tizio Y è obeso è perché è un fu**ing lazy che non vuole alzarsi dal divano.

L’americano medio non ha compassione per gli altri e, di conseguenza, non si aspetta che gli altri la abbiamo per lui. Chi pretende la compassione è perché non ha saputo affermarsi nella società; chi la offre, invece, è debole di cuore. La sensibilità è debolezza e questa tende ad essere una caratteristica non ammessa oltreoceano.

Ma quando un virus ha ucciso quasi 180 mila persone e ne ha lasciate più di 1 milione senza lavoro e senza assistenza sanitaria, l’empatia non può continuare ad essere un optional.

E lo sa bene Michelle Obama. Così come sa che dietro alle tendenze di fondo di una società c’è molto di più, che non è l’americano medio a fare l’America.

La ex first lady conosce il suo popolo, lo ha visto in tutte le sue sfaccettature. Ed è inevitabile per chi, come lei, ha iniziato la sua scalata sociale dal Southside di Chicago.

Sa che deve smuovere le coscienze se vuole entrare nei cuori di chi non reputa l’empatia una debolezza. E può farlo solo con le parole e i riferimenti giusti. Non è un caso, infatti, l’accenno ai fatti di attualità che hanno colpito il Paese negli ultimi mesi, per ricordare agli americani che tipo di cittadini sanno essere:

“E quando gli orrori del razzismo sistemico hanno scosso il nostro Paese e le nostre coscienze, milioni di americani di ogni età e background si sono alzati per marciare l’uno per l’altro, chiedendo giustizia e progresso. Questo è ciò che siamo ancora: persone compassionevoli, resilienti e dignitose le cui fortune sono legate l’una all’altra”.

Chissà se questo messaggio arriverà nella testa di chi, a Novembre, avrà il potere, con un semplice voto, di cambiare le cose.

Chissà se questo messaggio arriverà lontano, oltre i confini degli Stati Uniti, nel resto di un mondo che sembra sempre più chiudersi anziché aprirsi.

Perché in effetti, ho l’impressione che anche qui in Italia, l’empatia di cui parla Michelle Obama si sia persa per strada, nonostante uno Stato assistenziale e una storia che dovrebbe averci insegnato ad essere clementi gli uni con gli altri.

Quel che è peggio, però, è che qui non abbiamo nessuna ex first lady che, con un discorso così, ci aiuti a ritrovarla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *